sabato 29 settembre 2012

Day 2: San Francisco (CA)


La voglia di iniziare a visitare la città è talmente tanta che ci svegliamo di buon mattino e, senza neppure approfittare della modesta colazioncina offerta dal motel, partiamo subito rigorosamente a piedi alla scoperta della città. Con la cartina della Lonely tratteggiamo un itinerario che inizia con la visita al Fishermas Wharf.
Sulla strada però la nostra attenzione viene attratta da Fort Mason, un grosso ex complesso militare in cui in realtà si respira un’aria assolutamente pacifica. Girando da dietro l’ostello scendiamo giù per una strada che dalla collina ci porta fino al mare su un lungo Pier battuto dal vento dove scattiamo le prime foto ad Alcatraz approfittando della giornata completamente tersa. Oserei direi “ingannevolmente tersa” perché in realtà una folta e grigia coltre di nebbia (o sarà stato smog?) aleggia sul Golden Gate e ci impedisce persino di distinguerne i contorni. Senza impensierirci ci diciamo “Vedrai che in giornata passerà e faremo le classiche foto di rito”… ingenui che non siamo stati!!!

Proseguiamo accedendo al Wharf e dopo pochi Pier lo stomaco battuto dal vento gelido del mattino inizia a brontolare per il bisogno di un caffè. Ci fermiamo allo Starbucks all’angolo con una fermata dei Cable Car e lì scopriamo che tutta la catena ha il wifi gratuito, elemento che si rivelerà particolarmente importante nel resto della vacanza.
Dopo 2 enormi “Small cappuccino” e una scorpacciata di pastries ultracaloriche, arriviamo finalmente all’arcinoto Pier 39 dove ci fiondiamo a vedere la colonia di leoni marini apprendendo che si tratta di una colonia curativa, una sorta di buen retiro per gli animali malconci che vengono qui a farsi curare da un’equipe di biologi marini.
Dopo una sosta a un negozio di conchiglie e una caterva di foto, ripartiamo a girare addentrandoci per i su e giù della città.


Facciamo tappa alla Coit Tower che in realtà si è rivelata più deludente del previsto per via del costo d’ingresso e della fila che non giustificavano la vista della città da 4 spiragli nella torre che qualcuno osa chiamare finestre. In ogni caso siamo riusciti a scattare qualche buona foto, a intravedere il Golden Gate ancora circondato dalle nubi, a contemplare i murales che inneggiano ai lavoratori californiani, ma soprattutto a goderci una salita letteralmente mozzafiato fino alla torre, dove per la prima volta abbiamo visto le macchine parcheggiate a 90°… probabilmente se abitassi a San Francisco dovrei andare in giro in triciclo, non so proprio come potrei parcheggiare così!!!

Finiamo poi nei quartieri di Chinatown (grazioso) e Little Italy (modesto) e decidiamo di fare rotta verso Union Square. Mentre andiamo, così, come se nulla fosse, incrociamo Woody Allen che gira un film (era a un metro da noi!!!): tipici scorci di vita americana!
Union Square è carina e ci permette di fare più shopping che fotografie, ma l’abbandoniamo presto in direzione Downtown, non senza prima aver vissuto un'altra coincidenza pazzesca: in mezzo a Union Square mi sento chiamare per nome, mi giro, e ho di fronte un collega anche lui in vacanza a San Francisco! Ma quante possibilità c'erano di incontrarsi? Incredibile!

Per arrivare a Downtown passiamo da una zona un po’ popolare con gente un po’ strana e zero turisti: non ci sentiamo propriamente a nostro agio perciò acceleriamo il passo anche se a ben pensarci i nostri sono stati di sicuro timori infondati.
In ogni caso Downtown non ci piace tantissimo perciò proseguiamo fino al Financial District, tutt’altra cosa: sosta in un parco mangiando un veloce panino di McDonald’s e poi di nuovo in marcia prima alla volta del building fatto a punta come una specie di piramide, poi verso la Grace Cathedral dove la Lonely ci dice esserci un altare di bronzo fatto da Keith Haring (pare che la Chiesa sia una delle comunità più attive in ambito sociale) ma rimaniamo delusissimi perché non c’è, e se anche c’era non lo abbiamo trovato. Voto zero.
Recuperiamo le forze e l’umore visitando il Cable Car Museum, davvero impressionante, in cui scopriamo che i cable car che girano per la città sono trainati da cavi sotterranei, un unicum nel mondo, e da allora ogni volta che ne incrociamo uno ci accovacciamo per terra per cercare di vedere come funzionano.

E’ il momento di andare finalmente a Lombard Street per gustarci il tratto di strada cittadina a tornanti più tortuoso del mondo! Dopo la “scalata” e splendide foto (è il posto in cui troviamo in assoluto più turisti italiani) ci incamminiamo stancamente verso il motel per una sosta e per recuperare la macchina alla volta delle zone più lontane dal centro e impossibili da raggiungere a piedi in poco tempo.
L’obiettivo è di andare a vedere il Golden Gate Park ma finché arriviamo (e pur avendo il GPS ci perdiamo 2 volte alla ricerca dell’ingresso al parco) cala il sole e sale su un vento gelido che dopo 10 minuti di passeggiata ci fa desistere dal proposito della visita: peccato perché volevamo vedere i bisonti che pare ci fossero dentro al parco! Se volete andarci, visto anche che è immenso, più grande del Central Park di NY, vi consigliamo di andarci nelle ore centrali della giornata.
Recuperiamo la macchina parcheggiata di fronte a Ocean Beach dove, imbaccuccati come a novembre a Milano, scattiamo qualche bella foto; ecco un consiglio che avremmo dovuto darvi a inizio diario: a San Francisco, per quanto ci sia il sole, fa freddo, anche ad agosto! Di giorno si alternano maglietta e felpa ma per la sera maglioncino e giacchetta di pelle sono d’obbligo, pena un raffreddore rovina-vacanze.

Saliamo in macchina decisi a vedere il Golden Gate ma un po’ che inizia a far buio, un po’ che le nubi persistono, le uniche foto che riusciamo a fare mentre lo attraversiamo sono quelle dei piloni avvolti nella nebbia, e ci perdiamo così anche il caratteristico colore rosso della struttura. Spazientiti e immusoniti andiamo a Sausalito, una graziosissima cittadina di mare che però, contrariamente alle attese, non offre una gran scelta di ristorantini in cui mangiare: spinti dai morsi della fame scegliamo lo Spinnaker, dove mangiamo mediocremente spendendo troppo ma passiamo ugualmente una bella serata.
Rientriamo a San Francisco pagando il pedaggio al Golden Gate e schizziamo a nanna: la giornata è stata così ricca e piena di spostamenti a piedi che non solo siamo cotti, ma ci sembra anche di essere via da un mese, che soddisfazione!

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